Mostra PROPOSIZIONI
Theo Gallino a cura di Galleria Lara e Rino Costa
30 marzo - 5 maggio 2019
inaugurazione sabato 30 marzo ore 17.30

testi di Raffaella A. Caruso

Definire con un titolo un’esposizione significa tracciare le linee di comprensione e le motivazioni di quell’ hic et nunc in cui l’artista agisce con le proprie opere in una determinata condizione ambientale, in quel microcosmo che la galleria d’arte rappresenta come vero e proprio contesto sociale. Per Theo Gallino avrei potuto invocare le solite poetiche alchimie che in fin dei conti ogni artista compie nel processo di trasformazione della materia. Ritengo però che al di là della poesia, della leggerezza estetica di cui parleremo più avanti, Gallino vada oltre, creando i presupposti strutturali di una nuova linguistica, il che significa -vedremo- ripensare in modo differente la realtà.

In grammatica la proposizione è l’elemento essenziale del discorso (soggetto/predicato), in linguistica l’elemento strutturale della frase, nella logica è l’enunciazione di un giudizio (vero/falso) in un andamento pressoché simmetrico e binario. I mattoni del linguaggio dunque si rivelano fondamento del pensiero e di identificazione della realtà... In principio era il Verbo…o per dirla con Hegel è “la forza della parola (Kraft des Spreches) che attua ciò che è necessario attuare”. Nell’introduzione alla Scienza della logica, circa il ruolo del linguaggio Hegel infatti sostiene che “Le forme del pensiero sono anzitutto esposte e consegnate nel linguaggio umano (…) tutto quello che l’uomo estrinseca nel linguaggio contiene una categoria”. Questa consustanzialità di logica, pensiero e linguaggio riprende una tesi centrale della filosofia parmenidea in cui essere-pensare-dire non sono livelli di coscienza diversa ma sono la stessa cosa. Il linguaggio è oggettivazione della coscienza. Nella proposizione il soggetto pensante predica l’oggetto e lo rende realtà. Facendo un ulteriore balzo in avanti la forza oggettuale del linguaggio non rimane in ambito personale o privato ma essendo un codice di comunicazione ovviamente esprime quei contenuti e quei valori in cui ciascuna comunità si identifica assumendo valore politico. Rifondare il linguaggio con nuove proposizioni dunque diventa metodo per pensare realtà diverse, esprimere nuove identità, dare nuovo potere, nuova coscienza all’agire sociale.

Questa lunga ed apparentemente sterile premessa evidenzia a mio parere in maniera estremamente chiara il valore etico della ricerca di Theo Gallino, che esce dalla dimensione puramente lirica e onirica per fondare una nuova coscienza del cambiamento, anche in senso evidentemente e modernamente ecologista. Nell’arte questo procedere fattuale del linguaggio diventa quindi una rivoluzione copernicana, che non tutti gli artisti sono però in grado di attuare in maniera cosciente ed esteticamente convincente ma che permette di ripensare il mondo, di creare nuovi mondi, di andare al di là del conosciuto. Ecco perché non ho scelto per questa mostra il pur plausibile titolo trasformazioni: la trasformazione implica semplicemente un prima e un dopo e non la possibilità immensa di tirare quella linea continua che va oltre, parallela all’infinito. Quelli di Gallino sono infatti elementi strutturali molto semplici, ma dalle possibilità combinatorie infinite e in grado di superare il binomio verbo/predicato, vero/falso per dare vita a mondi diversi. I mattoni sono il limen, la soglia da varcare, l’inerte costruttivo che recando su di sé le tracce di un mondo di pluriball, di quella plastica che impacchetta e comprime, rifiuta l’anestesia delle emozioni. Eppure le impronte di questo materiale di sintesi sui mattoni, sulla terra, sui vasi, su tutto ciò che limita e contiene, evocano alveari, danze di api, regole e codici non scritti che superano i millenni. Cosi il Taraxacum officinale (tarakè è in greco lo scompiglio) fiore delicatissimo, la cui vita e il perpetuare della specie è affidato al soffio casuale dell’Ananke/necessità, rompe la fatica del quotidiano, sovverte il limite, supera la soglia del conosciuto, afferma identità primigenie salde nei valori, in grado di liberarsi dal male e di rinascere ovunque in forme nuove, ossidandosi nel ferro.

In queste strane proposizioni predicato è la forza, il soggetto la leggerezza, l’inconsapevolezza del vivere nonostante la morte. In una continua e strutturale alternanza binaria tra bene/male, vita/morte, casualità/causalità, organico/inorganico Gallino attua una scelta di stile che è posizione etica dove terra e aria possono coesistere in maniera convincente solo grazie all’enorme forza fattuale e simbolica sprigionata da questi nuovi linguaggi.

Altro dato interessante nella ricerca di Gallino, non ultimo per importanza e in questa mostra particolarmente evidente, è come il suo lavoro viva di momenti installativi molto forti, pronti però nuovamente a sovvertire un altro assunto del contemporaneo: qui l’installazione nasce dal cuore, non è sterile concettualismo o puro esercizio di stile e riesce comunque a vivere di una dimensione domestica (seppur museale per la forza dirompente) e di una bellezza intima, come quando si è soli davanti al miracolo di un fiore. Pronti a soffiare a occhi chiusi, immaginando mondi nuovi.

Galleria Lara e Rino Costa
info@galleriarinocosta.it

Tel/Fax + 39 0131 950777

 

GALLERIA GIARDINO DI COLOMBAN GINA & C. S.A.S.
Sede legale: Via Ariosto n. 6 15048 Valenza (Al)
c.f. / p.iva: 01452940065

Orari di apertura
da lun. a sab. 10.00 - 12.00 / 16.00 - 19.00
domenica su appuntamento (si consiglia di verificare sempre telefonicamente)

 

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