Mostra NO BORDER
Rudy Pulcinelli a cura di Galleria Lara e Rino Costa

Via Ariosto, 6 - Valenza
sabato 14 gennaio ore 18 ( 14 gennaio - 28 febbraio 2017)

BIOGRAFIA

Rudy Pulcinelli nasce a Prato, Italia, nel 1970, vive e lavora tra Prato e Beijing.
Si diploma presso l'Istituto d'Arte Policarpo Petrocchi di Pistoia. Nel 1990 si iscrive alla Facoltà di Architettura presso l’Università degli studi di Firenze; inizia così una interessante e feconda reciprocità fra cultura architettonica e sensibilità artistica che impronterà la sua crescita stilistica. Dagli anni novanta inizia anche un percorso espositivo e di ricerca che lo porterà ad esporre in numerose gallerie e spazi pubblici internazionali. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche: University of Virginia, Charlottesville, Virginia, U.S.A.; Museo di Arte Contemporanea d’esterno, Luicciana, Prato, Italia; Museo Paolo VI Arte Moderna e Contemporanea, Brescia, Italia; Sharjah Art Museum, Sharjah, Emirati Arabi Uniti; Pinacoteca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Italia; Museo Lu.C.C.A Center of Contemporary Art, Lucca, Italia;  Museo Arte Contemporanea, Fundaciòn Pablo Atchugarry, Maldonado, Uruguay;  Europol Collection, The European Police Office, Den Haag, The Netherlands Silpakorn Art Center, Bangkok, Thailandia; Museo Baimamedo Tibetan Art Center, 798 Art Zone, Beijing, Cina; Centre d'Art Contemporain Essaouira, Essaouira, Marocco; Museo Provincial de Bellas Artes Emilio Pettoruti, La Plata, Buenos Aires, Argentina; Museo Be.Go. Benozzo Gozzoli, Castelfiorentino, Firenze, Italia.

 

ETICA ED ESTETICA NEL DIALOGO
di Giorgio Bonomi

L’arte è, crocianamente, “forma e contenuto” e l’osservatore di un’opera d’arte incontra primariamente la “fisicità”, la “materialità”, la “forma” dell’oggetto artistico, sia esso un quadro, una scultura o un’installazione, ed è proprio questa visione che suscita interesse, piacere oppure repulsione e fastidio.
Certo l’opera ha in sé indissolubilmente un contenuto, sentimentale, poetico, ideologico, filosofico, sociale, politico, e qui l’osservatore deve compiere un percorso che dall’occhio va al cervello per poter comprendere e attivare le proprie conoscenze culturali che gli permettono un’analisi più puntuale dell’opera.
Se quindi, secondo la logica, nella fruizione estetica viene prima la forma del contenuto (nella creazione succede il contrario o, al più, si ha la contemporaneità), noi qui, invece, parlando dei lavori di Rudy Pulcinelli, optiamo per un’inversione dell’analisi, convinti che sia più opportuna  per una miglior comprensione della sua poetica e della sua filosofia.
Quest’ultima si basa tutta sul “dialogo” e, a questo proposito, non possiamo non ricordare uno dei nostri maestri degli ormai lontani tempi universitari, Guido Calogero, che con la sua “filosofia del dialogo” informò tutta la sua teoria e la sua pratica di vita.
Vediamo brevemente i fondamenti di questo pensiero: il dialogo è conversazione e questa si deve basare, per essere reale e non fittizia, sulla volontà di intendere il discorso dell’altro che in più deve essere accettato, in base al principio della tolleranza. Tuttavia non è sufficiente ascoltare, occorre anche avere interesse per i contenuti espressi dall’altro ed essere disposti, pur difendendo le proprie ragioni, a cambiare le proprie convinzioni: proprio su questo si basa la “comprensione umana”.
Orbene, Pulcinelli utilizza, nella maggior parte delle sue opere, le lettere dei sette alfabeti maggiormente usati dagli uomini. Queste possono essere “pezzi” per costruire una struttura, bidimensionale o tridimensionale, da collocarsi sulla parete o nello spazio; i materiali sono i più vari, quali ferro, corten, acciaio, cemento, pietra, legno, carta, gomma ed altri; le lettere assemblate possono essere di un alfabeto unico o di diversi. Simbolicamente queste opere esprimono una forte e sicura convinzione nella possibilità o, meglio, nella necessità e nel dovere che gli “alfabeti”, cioè gli uomini – dato che il linguaggio è ciò che rende gli uomini diversi dagli altri essere animali, anzi è il mezzo con il quale l’umanità si eleva al di sopra della sua condizione animalesca, nella quale, per altri aspetti, come quello di appartenere alla natura, resta – comunichino tra di loro.
Così il messaggio di Pulcinelli è, simbolicamente, un invito al dialogo tra i vari “linguaggi”, cioè tra le varie culture e i vari popoli.
C’è di più: già il grande poeta e filosofo latino, Lucrezio, aveva proposto la similitudine tra le “lettere” dell’alfabeto, quindi della lingua, e la struttura della materia, gli atomi; teoria convalidata recentemente da alcuni scienziati; inoltre Jacques Derrida parlava del linguaggio come “disseminazione” delle parole che, però, non significa “dispersione”.
La “disseminazione” delle parole o delle lettere, allora, può avere tanto la valenza di un invito al dialogo e quindi all’unione, quanto, se ci fermiamo sulla “dispersione”, quella esattamente contraria cioè quella dell’impossibilità di comunicazione dato che il linguaggio è composto solo da frammenti, e così si è condannati alla solitudine. 
Questa duplice lettura può applicarsi anche alle opere di Pulcinelli, infatti lui, pur credendo e propugnando fortemente il dialogo, la tolleranza, la fratellanza tra gli uomini e tra i popoli, non è così ingenuo da non capire quanti sforzi queste idee e comportamenti implicano e che millenni di storia hanno portato solo risultati parziali.
Veniamo ora all’aspetto formale dei lavori del Nostro, a ciò che, secondo la logica e come accennato, dovrebbe essere il primo approccio per l’osservatore e per il critico.
Vediamo che l’elemento base, la cifra – difficilmente un termine può essere usato in modo più appropriato – ovvero le lettere (dei sette alfabeti) possono darsi “sparse”, possono “versarsi” da contenitori, “scorrere” come una cascata d’acqua, “scivolare” dalla parete sul pavimento, oppure sono ricomposte in maniera ordinata, raggiungendo anche una collocazione in una forma “perfetta, vale a dire quella del cerchio e del quadrato, due figure geometriche “perfette”. Potremmo dire pure che nelle sue opere agiscono sia la forza centrifuga, quella della frammentazione, che quella centripeta, quella che “riporta” le lettere ad una ricomposizione. 
L’artista così coglie, ed esprime, le diverse possibilità del discorso, del dialogo, del rapporto tra l’io e gli altri. La forma può assumere quella del “quadro”, quando le lettere si accostano su una superficie piana bidimensionale, collocata a parete, oppure della “scultura” quando creano un volume “compatto”, anche di grandi dimensioni, ed anche della “installazione, come quando lettere di notevoli misure sono posizionate, ordinatamente, in una via del 798 Art Zone di Pechino su e dentro le quali giocano i bambini, ma vengono anche accostate disordinatamente a comporre un cumulo all’interno di un cortile rinascimentale; ed abbiamo installazioni di altro tipo, cioè costruite con diversi elementi, ad esempio un tavolo su cui sono poste ciotole contenenti le lettere, quasi fossero un pasto, forse il “cibo dell’anima”.
Alla “purezza” del pensiero corrisponde la “purezza” del colore delle sue opere, che è o “naturale” (il corten, il travertino, la pietra leccese eccetera) o il bianco della carta, del legno o di altri materiali verniciati.
Infine è da dire che Pulcinelli usa anche altre “forme-base”, oltre alle lettere dell’alfabeto, sempre “regolari”, come parallelepipedi, cilindri eccetera e questi vengono composti allo stesso modo “ordinato” delle lettere, quasi fossero altre e nuove cifre di un alfabeto appena creato; un ordine che troviamo pure quando sulla superficie del supporto appaiono dei segni, a volte apparentemente caotici ma in realtà con un loro ordine, quello che appunto deriva dal caos, come la regola che l’uomo deve trovare nella confusione che la vita presenta.
Regola che è fondamentale avere per potere stabilire un dialogo reale e non monologhi affiancati, e regola che serve a disciplinare la creazione artistica che non sia mera costruzione effimera: di nuovo la necessità che estetica ed etica procedano fuse insieme, come Pulcinelli dimostra.

Galleria Lara e Rino Costa
info@galleriarinocosta.it

Tel/Fax + 39 0131 950777

 

GALLERIA GIARDINO DI COLOMBAN GINA & C. S.A.S.
Sede legale: Via Ariosto n. 6 15048 Valenza (Al)
c.f. / p.iva: 01452940065

Orari di apertura
da lun. a sab. 10.00 - 12.00 / 16.00 - 19.00
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